Concorso per le scuole secondarie di primo e secondo grado "Io sono qui!".
Marin non è triste perché ha un'amica e due paesi. Ama i mercoledì, i conigli del nonno di Gloria e la poesia. Investire di senso un territorio significa appartenere a quella parte di spazio che diventa il proprio luogo, quel posto in cui si può sussurrare con convinzione "Io sono qui!". Una storia delicata indaga senza prepotenza le sfumature dell'essere legati a una terra, che è metri quadri da abitare ma anche microcosmo di affetti. La giovanissima Mirella Levo esplora il tema del concorso letterario con semplicità e naturalezza, creando un mondo di ricordi e di scoperte e invitandoci a sbirciare una realtà solo apparentemente infantile.

Marin che aspettava il mercoledì
Mirella Levo
"Aspettami! Non partire!"
Stavo per perdere l'autobus, che corsa! Tutte le mattine la stessa storia: l'autista aspetta che ci siano tutti e parte pur sapendo che io non sono ancora arrivato. La gente dice che è bravo e simpatico, ma a volte con me sa essere davvero cattivo e non riesco a capire perché. Ora però non ho tempo di pensarci, questa mattina nel tema in classe dovrò parlare di me stesso. Da dove potrei incominciare? Mi chiamo Marin, ho 11 anni e sono rumeno, vivo in Italia da più di un anno e questo posto mi piace. Ho conosciuto tante persone da quando sono arrivato e ho subito imparato a parlare l'italiano. Sono tutti simpatici qui e io voglio loro bene, loro me ne vogliono? Dicono di sì ma alcuni mi chiamano zingaro, forse non sanno bene cosa voglia dire, io comunque non ci rimango male. Sì, potrebbe essere un buon inizio, devo fare attenzione all'ortografia però, altrimenti non prenderò un bel voto. Da grande vorrei scrivere un libro solo mio, grande, con tante foto e tante parole che leggeranno tutti, rumeni e italiani. Eccoci, siamo arrivati a scuola e Gloria è già lì che mi aspetta, com'è bella. È la mia migliore amica. Mi vuole davvero bene, ne sono sicuro, e io ne voglio a lei. Appena sono arrivato in classe, l'anno scorso, è stata da subito la mia compagna di banco e da allora siamo amici. Ogni tanto viene a casa mia. La mamma è contentissima quando le dico che l'ho invitata, sorride, prepara la torta e si lega i capelli in due lunghe trecce scure. Un giorno alla settimana, il mercoledì, io vado a casa del nonno di Gloria, e per me quello è il giorno più bello. Suo nonno, Giovanni, ha una casetta in campagna, con i cani, le galline e i conigli che sono i miei preferiti. Ci viene a prendere a scuola con la sua vecchia automobile rossa. Nei pomeriggi che trascorro nella casetta non mi annoio mai. Giochiamo, diamo l'erba ai conigli e poi spingiamo le biciclette in cima alla salita e facciamo la gara in discesa. Quando torniamo in casa facciamo merenda, e lui a volte ci racconta delle storie. Ha una voce bassa e dolce e ama parlare di cose antiche, della campagna, di questa terra che è parte di lui. "Quando ero piccolo c'era la guerra", ce lo dice sempre, "e mio padre è morto da partigiano". Io non ho ancora ben capito chi fossero questi partigiani, ma Gloria mi ha detto che erano uomini che lottavano per la libertà, dovevano essere davvero coraggiosi, per questo mi piacciono. Anch'io vorrei ricordare così bene le storie della Romania. Prima o poi ci tornerò, raccoglierò tutte quelle più belle e poi scriverò il mio libro, che parlerà di Gloria, di suo nonno, della mia famiglia e dei miei due paesi: l'Italia e la Romania. Pensando a tutte queste cose sono riuscito a fare il mio tema, è venuto bene. Adesso c'è l'ora di storia, oggi la lezione sarà sul nostro passato. Gloria ha portato una foto dei suoi genitori nel giorno del loro matrimonio, una con lei piccola nella culla e una con lei vestita di bianco, nel giorno della sua Prima Comunione. Io non ho molte foto, anzi ne ho solo una. Siamo io e mio fratello, eravamo da poco arrivati in Italia ed era il giorno del mio compleanno. La mamma aveva preparato una delle sue torte e papà mi aveva portato a casa la maglietta di Del Piero. Mi piaceva quel regalo ma non riuscivo a sorridere, mi mancavano la mia casa in campagna, i miei nonni e il mio paese. Ora invece sono contento di essere qui, anche se ogni tanto vorrei non essere mai partito. Quando dico queste cose papà si arrabbia, dice che l'Italia è bella, e che io sono fortunato. A volte anche la mamma pensa alla Romania e alla nonna, si siede in cucina prende il telefono e la chiama. Piange in silenzio, ma io me ne accorgo, le manca tanto, non la vede da più di un anno e non può chiamarla spesso perché le telefonate sono troppo care. È suonata la campanella e Gloria mi accompagna fino alla fermata dove suo papà la aspetta in macchina. "Quante volte ti ho detto di non stare con quel bambino?... Non hai altri amici?" "È lui il mio amico papà, il mio unico vero amico". Salgo sull'autobus, tutti i posti sono già occupati così mi devo sedere di fianco a Tommaso, che sta occupando due sedili. "Scusa, permesso..." "Ehi ragazzi salutate lo zingaro! Cosa vuoi? Non lo sai che i figli dei ladri qui non possono stare?" "Mio padre non è un ladro!". Scendo dall'autobus prima che parta, tutti si mettono a ridere. Mi incammino verso casa e mi sforzo di non piangere, non sono mica un bambino io. Inizio a correre, sempre più veloce, solo, lontano da tutti. Lo zaino è pesante ma io volo... il respiro si fa affannoso, voglio scappare, tornare a casa, nella mia vera casa. Devo calmarmi, salgo le scale, la mamma è già lì. "È successo qualcosa?" "Niente, tranquilla. Vado a fare i compiti". Mi concentro sui libri per non pensare a tutto il resto, matematica, scienze e poi finalmente poesia. Quando papà torna a casa ceniamo e poi vado subito a dormire, sono stanco. Tante immagini si rincorrono quasi prive di senso e quelle parole continuano a fare male... figlio di un ladro, mio padre non è un ladro! Dai, pensa a qualcosa di bello, Gloria, la mamma, questo posto non è così male. Sto piangendo, credevo di non esserne più capace, invece sento le lacrime che scendono calde. Il respiro si fa più lento, le immagini più confuse, dai, non essere triste, in fondo tu hai un'amica, due paesi e poi... domani è di nuovo mercoledì!