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sarah
17/09/09 alle 11:38
wow, proprio così.

morena
17/09/09 alle 14:59
è la prima volta che leggo un tuo racconto...ecco a voi la realtà!bravo!


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luigi
6/10/09 alle 16:42
mi piace molto il modo in cui Colloca sposta l'attenzione da un personaggio all'altro, facendo praticamente scomparire Boccione - che fino a un momento prima sembrava il protagonista della storia - senza che la narrazione ne risenta.


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Giulia
16/09/09 alle 20:06
Davvero splendido. Ben scritto e piacevolissimo, forse il miglior racconto apparso fin ora su questa rivista.
Complimenti a Claudio!

C. E.
18/09/09 alle 0:46
Squisitamente surreale senza perdere un istante di lucidità. Capitare su questo racconto mi ha fatto passare uno dei momenti più piacevoli della giornata. Vivissimi complimenti e tanti auguri per futuri racconti.

sarah
18/09/09 alle 12:52
ma il povero mantovani dove è finito? voglio la seconda parte, la vendetta di mantovani!

Stefania
27/09/09 alle 19:58
Ricordo dei giorni come questo. Perfettamente di quel tono inquisitorio, del sorriso e forse ancora meglio di quel popopo canticchiato durante le prove scritte. Devo ammettere comunque che quell'ironia sarcastica è un bel ricordo e, se anche un'esperienza di levitazione mi affascina non poco, non mi sarei mai permessa nelle sue ore, professore.


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Giulia
17/09/09 alle 1:07
Peccato per il finale e qualche accostamento sostantivo-aggettivo un po' infelice.

Andrea B.
17/09/09 alle 7:49
Che meraviglia...che scrittura tesa e dolente...finale stupendo, surreale, da film d Rohmer

Christian
17/09/09 alle 12:20
E bravo Luca Martini, un racconto pesante ma trattato in maniera leggero. Bella scelta delle parole, bel racconto.

Teresa Attimonelli
17/09/09 alle 18:46
Bello, vissuto, ..... vissuto??
spero di no, so di cosa parlavi ... mi ci sono immersa ....è un dolore indimenticabile , ma non ho sofferto leggendo e questo è bene, questo significa che l'ho lasciato libero....
Bravo LucA

Elisabetta.
18/09/09 alle 10:14
Hai scosso i miei sentimenti...ora li risento vivi! Grazie, Luca! :)

Manuel
18/09/09 alle 11:24
E' proprio così...non ti conoscevo come scrittore, ma hai talento da vendere.

libera.e
18/09/09 alle 23:41
E' da brivido, è come se mi riguardasse, un amico sotto natale ha perso un amico di famiglia che consideava come so padre, ho sofferto molto per cio' che stava vivendo, ma non potevo stargli accanto, fisicamente, non sono sua moglie, ne' sua sorella e nemmeno la sua amante.
Bravo scrittore talentuoso.

libera.e

eli
21/09/09 alle 9:57
la bara ignifuga, le mani con i calli,tenere le mani in tasca non sta bene. come al solito , i particolari riconducono alla limpidezza della realtà...bravo!eli

Sabrina
21/09/09 alle 15:34
Una narrazione struggente e lucida al tempo stesso, come sempre carica di emozioni.

pilade
24/09/09 alle 16:46
Freddo come il corpo del morto, tagliente come il freddo della neve e caldo come uno sguardo ritrovato...... e finale sospeso in attesa che la vita segnata da una morte ritrovi un filo per assorbire un dolore... bravo ... l'occhi riconosce i particolari importanti e li sottolinea con padronanza narrativa... si matura e molto bene...

stellastellina77
24/09/09 alle 23:44
Un racconto che tocca corde che pensavo non suonassero più. Emozionante, doloroso, vero. Grazie per averlo scritto. Spero di leggerti ancora.

Michela
3/10/09 alle 22:26
Beh l'ho letto solo due volte .. La prima è stata una lettura curiosa, nella seconda ho assimilato più sfumature. Ma non mi è bastato, ho ancora qualcosa da finire, ho ancora sete di leggerlo. Grazie Luca per tenermi viva l'emotività.
Michela

Francesca
12/11/09 alle 17:35
Abbiamo un'amica in comune, che mi ha passato il link di questo tuo scritto. L'ho aperto mentre ero al lavoro. L'avrei volentieri uccisa...ho passato i minuti che mi separavano dalla fine dell'orario, pochi in realtà, meno male, a piangere in bagno. Sto passando un momento difficilissimo e questo ha fatto in modo che il dolore racchiuso nelle tue parole entrasse in risonanza con il mio. Sei un "fotografo letterario" di emozioni cioé attraverso la descrizione di quello che é intorno a te comunichi quello che senti in un processo osmotico fra la tua interiorità e la realtà. Non é sempre bello...ma estremamente efficace. Bravo.

giulia
23/01/10 alle 17:26
La morte non è surreale, questo racconto è surreale.

Roberto
19/03/10 alle 18:07
Che scrittura...mamma mia...mi sembrava di essere lì, in quella camera mortuaria.
Stupendo.


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