Mi immedesimo molto nella nonna! Mi oppongo solo al cielo plumbeo di Milano, troppo De Carlo e tautologico. Per il resto davvero piacevole.
marco
8/02/11 alle 19:45
perchè scrivere per non dire niente...per apparire simpatici...per non aver vissuto..si, proprio per non aver vissuto. che letteratura scadente e vuota e noiosa, insomma ci siamo capiti!
Carolina
9/02/11 alle 14:19
Bello, mi ha ricordato uno dei racconti de L'Italia spensierata, di Francesco Piccolo, ma solo per l'evento raccontato (la partecipazione in qualità di pubblico ad una trasmissione tv), la narrazione di Piccolo era più grottesca, la tua più cinica e sarcastica.
Una storia di un "interno" invernale che riporta agli inferni di dieci estati fa, quando l'esterno è traboccato e l'interno si è fatto di sangue. La storia di tutti i Carlo che non sono mai tornati a casa, delle murene che mordono quando vengono ferite. Bello davvero, Giuseppe.
francesca matteoni
1/03/11 alle 19:55
Caro Giuseppe, finalmente leggo. Penso da sempre che nella scrittura migliore ciò che conta di più è il non detto, ciò che non si espone sulla pagina, ma il lettore, fermandosi arrivato alla fine, sente dentro se stesso, come una puntina, piccola magari, ma capace di lacerare superfici. Il lettore qui sta sul vetro della finestra, su quel confine tra la violenza senza ragione, almeno non ragioni pervenute, del sangue e della rissa, e la violenza senza soluzione dei legami quando se ne smarrisce il centro. Così racconti una scomparsa, uno dei tanti Missing sui cartoni del latte, cui ci ha abituato lo schermo, e cui ci abitua in modo peggiore la cronaca: lasciando un senso di vuoto nella lingua, di gente che non sa più parlare.
Mi oppongo solo al cielo plumbeo di Milano, troppo De Carlo e tautologico.
Per il resto davvero piacevole.